Racconti al Fuoco di Bivacco
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Quattro gomme a terra
2017-01-06 22:02:01
Un vecchio proverbio dice: «Scherza con i fanti e lascia stare i santi!». Beh, ora vi auguro una buona lettura!

Orte è una delle più caratteristiche cittadine medioevali dell’Alto Lazio.
Dietro alla cattedrale, proprio nel quartiere più antico, una trattoria casalinga prepara delle meravigliose cenette, secondo antichi e tradizionali menù, la cui bontà mi sarebbe difficile descrivere ma che ugualmente propongo alla vostra fervida immaginazione.
In quella trattoria, non per peccato di gola, ma per «una ricerca dell’ambiente» ci davamo appuntamento ogni tanto, anni addietro, con l’ex Baloo d’Italia e don Mario, parroco di una chiesetta dei dintorni e gentile anfitrione di questi amichevoli incontri di studio.


L’ospite ci raccontava tanti episodi della vita locale e delle passate attività degli scouts di Orte, dei quali era stato assistente fin dal tempo del loro pellegrinaggio a piedi verso Roma, durante l’Anno Santo nel 1950, con in testa il vescovo Mons. Massimiliani, che teneva gli scouts in un posto privilegiato del suo cuore. Per inciso desidero ricordare che conservo ancora una lettera con cui Mons. Massimiliani mi ringraziò di avergli procurato una delle gioie più grandi degli ultimi anni della sua vita, quando lo invitai a celebrare la S. Messa solenne al Campo Nazionale del Lago di Vico. Una volta, arrivati in vista del dolce, quando stavamo chiudendo in bellezza la cena, chissà come mai, il discorso cadde su Padre Pio da Pietralcina e su una visita fatta a lui da alcuni scouts di Orte.
Da qualche persona anziana avrai certamente sentito parlere di Padre Pio, un frate francescano pugliese, morto in concetto di santità qualche anno fa. Avrai anche sentito parlare di fatti prodigiosi che hanno accompagnato la sua vita, di grandi opere di carità da lui realizzate e da lunghe file di penitenti al suo confessionale. Qualche volta occorreva attendere una settimana prima che giungesse il proprio turno per potersi confessare; qualche altra volta invece era lo stesso Padre Pio che chiamava un fedele in mezzo la folla e gli suggeriva la soluzione dei suoi problemi, prima ancora che quello avesse aperto la bocca per presentarglieli.
«Era proprio questa capacità di leggere nel pensiero che spaventava alcuni dei miei scouts più grandi - disse don Mario - tuttavia quando proposi ai capisquadriglia di fare un viaggetto con la mia topolino fino a San Giovanni Rotondo, paese del Gargano in cui risiedeva il santo frate, la mia idea fu accolta come un piacevole diversivo per quelle giornate feriali di vacanza estiva. Attraversammo così l’Italia, dirigendoci verso la costa adriatica, ammirando le bellezze dei diversi paesaggi regionali e divorando dei giganteschi panini al prosciutto.
Man mano che ci avvicinavamo alla meta - era sempre don Mario che raccontava - cresceva la preoccupazione dei ragazzi. La discussione cominciò a spostarsi dai futuri programmi del reparto scout alle capacità di padre Pio». «Sarà pio vero che sa leggere nel pensiero» disse uno dei Capisquadriglia, con un certo timore. «Qualche volta l’ha fatto. Qualche volta ha rimproverato chi era in visita alla sua chiesa solo per curiosità».
I ragazzi che viaggiavano con don Mario erano degli scouts e quindi non credo che avessero qualcosa da nascondere nel loro animo e di cui doversi vergognare; in loro era piuttosto il timore di sentirsi improvvisamente proporre qualche soluzione particolarmente impegnativa per il futuro della vita, non ancora pensata o presa in considerazione. Avevano forse paura di vedersi capovolgere qualche programma da quell’uomo che sembrava sapesse leggere non solo il passato ma prevedere anche il futuro. «io non credo - disse scherzosamente il caposquadriglia Luigi, forse per rinfrancarsi un poco - che padre Pio sappia leggere nel pensiero o faccia miracoli.… Mi piacerebbe che me ne desse prova…magari facendoci rimanere ora a terra con la macchina…!».
Don Mario e gli altri si misero a ridere ma lo fecero per poco poiché la «topolino» cominciò subito a sbandare: tutte le quattro ruote si erano sgonfiate simultaneamente.
Il più vicino paese era…lontano e Luigi - pareva giusto - dovette fare tutta la strada a piedi per andare a cercare il soccorso di un gommista.
«E non vi dico con quale paura…- aggiunse un giovanotto che era entrato nella trattoria durante il racconto ed aveva salutato don Mario solo con un cenno della mano, per non interrompere il suo racconto - ve lo posso assicurare, perché quel Luigi sono io.
È vero don Mario? E posso aggiungere che non ho più scherzato su padre Pio, dopo quella sua dimostrazione di forza. Vorrei anche aggiungere che arrivai a S. Giovanni Rotondo con ancora più timore di incontrare il famoso frate. Se mi aveva sentito, e risposto così a tono, da lontano, chissà cosa avrebbe potuto dirmi avendomi di fronte!».
«E come andò a finire?».
«Beh, in chiesa non riuscii, o forse non feci nulla per avvicinarlo, ma lui passando in mezzo alla folla, si volse verso di me, sorrise furbescamente e fece un leggero gesto di mano che certamente significava: - Birichino! Non azzardarti più a dire certe cose!».
Qui finisce la storia che io non desidero né spiegare né commentare. Io sono solo un cronista che si diverte a raccogliere e raccontare le leggende, i fatti strani, le circostanze misteriose che qualche volta si trovano nelle storie degli scouts.
Al massimo posso concludere ricordando un vecchio proverbio: «Scherza con i fanti e lascia stare i santi!».

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